Strategie di demarketing territoriale per affrontare il turismo in modo sostenibile

venezia overtourism

Il sovraffollamento turistico battezzato “overtourism” dagli esperti è un fenomeno che in pochi anni si è allargato su scala globale alimentato da voli low cost, crociere, ma anche una classe media in rapidissima espansione con i viaggiatori cinesi aumentati del 1.380 % in dieci anni (dati World Travel&Tourism Council).

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, il flusso di viaggiatori pari a oltre un miliardo e 300 milioni in giro per il pianeta è in costante aumento da otto anni e arriverà a due miliardi nel 2030. Corrono il rischio dell’overtourism non solo le città d’arte, ma anche realtà più piccole come San Gimignano, Cinque Terre, Bruges che in questo modo perdono la loro autenticità e le economie del territorio, con il risultato che alla fine tutti sono insoddisfatti: i turisti ingannati in una perenne coda e i residenti defraudati del loro territorio quotidiano.

Città in overbooking

Ne La Baixa di Lisbona, secondo il Telegraph la prossima Venezia, ormai ci sono più hotel che abitazioni, nel cuore di Amsterdam (20 milioni di turisti e meno di uno di abitanti) sono spariti negozi di alimentari e servizi, mentre a Barcellona gli abitanti sono scesi in strada contro la crescita della destinazione turistica degli alloggi che provoca migliaia di sfratti ogni anno.

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Massimo Lensi dell’Associazione Progetto Firenze dice: “A Firenze, con 18 milioni di turisti e 350mila abitanti, la saturazione è raggiunta da tempo. Noi siamo per chiedere un turismo che ritorni a essere risorsa economica e non svendita della città. Si sta perdendo la vera economia del territorio, appaltando infrastrutture e ricettività a capitali stranieri. Il centro storico ormai abbandonato dai residenti è finito in affitto a turisti mordi e fuggi”.

Chi prova a resistere

Maurizio Davolio, direttore dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile membro dell’International Organisation of Social Tourism dice: “L’educazione al viaggio, l’uso di tecnologie per programmare le visite, il sostegno fiscale per chi difende l’autenticità e persino l’utilizzo dell’imposta di soggiorno per azioni a vantaggio dei residenti, sono tutte strategie per provare a gestire un fenomeno che è globale”.

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Roberto Paura, direttore dell’Italian Institute for the Future dice: “Il turismo è ormai un fenomeno esponenziale che chiede agli attori economici e politici di operare delle scelte. In città che hanno già imposto delle regole per arginare la speculazione come Vancouver, Berlino o Barcellona, i proventi derivanti da affitti turistici sono calati dal 10 al 50%. Tuttavia, oramai è dimostrato che, al di sopra di una certa quota, di turismo non si vive, anzi”.

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La ragione sta in quello che Mara Manente, direttrice del Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia definisce come bilancio di destinazione: “I costi del sovraffollamento turistico possono essere ben superiori ai benefici: l’aggiunta dei servizi pubblici, l’impiego di persone per la sicurezza, l’aumento dei rifiuti, i costi ambientali, il periodo di una monocultura turistica che azzera le attività produttive locali”.

Proposte

Quindi meglio invogliare i turisti a scegliere periodi di bassa stagione, avviare strategie di demarketing come stanno facendo città come Amsterdam, incoraggiare la prenotazione anticipata per visite a musei e luoghi con accesso limitato, istruire le guide accreditate e ufficiali a portare i visitatori in percorsi alternativi, fare accordi con ferrovie e mobilità pubblica sostenibile, impedire gli affitti turistici irregolari dei privati perché aumentano il fenomeno dello spopolamento dei centri storici e contingentare i generici negozi di souvenir favorendo quelli caratteristici del luogo, limitare l’accesso alle navi da crociera.

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